Città di Cassano Allo Ionio
Brevi Notizie Storiche
Le origini di Cassano, secondo alcuni studiosi (come il Bizantini, il Merula, il Summenta e il Barrie), risalirebbero ad epoca antecedente a quella di Sibari. Infatti, già i primi uomini, in epoca neolitica, preferirono questo lembo di Calabria come dimora, stanziandosi nelle sicure Grotte di Sant’Angelo poste ad ovest dell’abitato di Cassano. Risulta essere il primo insediamento umano della Sibaritide e fra i primi dell’Italia Meridionale. I trogloditi, dopo aver perfezionato il loro sistema di protezione e la loro civiltà, in epoca posteriore, accolsero o si scontrarono con gli Enotri, che nel XIV sec. a.C. fondarono COSSA AENOTRIA, vicino a quelle grotte che vennero usate per protezione, segregazione, sepolture e culti religiosi. Gli ENOTRI (cultori del vino) erano un popolo dedito soprattutto alla pastorizia ed avevano come totem il toro (vitulus). La stessa regione infatti, prese il nome di Vitalia da cui sarebbe derivato il nome ITALIA.
"Cosa", era il suo primo nome, "Cossa", venne denominata successivamente.
Situata tra sette colli: Megalite, Pierio, Astrolomo, Marzio, Flaminio, Pallice e Termi; che corrispondono rispettivamente agli attuali: Monte Vecchio di Cassano, S. Domenico, la Pietra di S. Marco, la Pietra del Castello, Timpone S. Nicola, Pallice e, infine, la Pietra delle Caldane.
Nel 1914 (data d’inizio degli scavi per lo scalo ferroviario) sono stati ritrovati diversi reperti. Il più antico è una ceramica neolitica, l’unica in Calabria, ritrovata nella profonda caverna della sovrastante Pietra di S. Marco. In seguito, furono ritrovati vasi e cocci con decorazioni rosse, risalenti presumibilmente tra il 4000 ed il 6000 a. C.
Cassano, durante la Repubblica Romana, fu dichiarata Municipio, e, in seguito, poiché parteggiava per Cesare, fu assediata da T. Annio Milone. Nei secoli successivi, dopo gli splendori dell’Ellade e il pesante dominio di Roma, Cassano rifiorì come uno dei primi comuni calabresi che abbracciò la nuova religione: il Cristianesimo. Secondo alcuni studiosi vennero ad annunciare il messaggio evangelico S. Pietro e S. Marco. Quando i Bizantini riconquistarono la Calabria, Cassano fu scelta come sede di Diocesi, poiché le sue Comunità erano attive ed erano centro di apostolato per largo raggio.
Fu dominata dai longobardi, dai greci, dai saraceni e dai normanni. Tutti lasciarono segni profondi ancora oggi rintracciabili in molti toponimi di località e in documenti storici.
All’epoca degli Angioini il paese fu infeudato per la prima volta, divenendo feudo di Icerio de Mignac, come trascritto nel regio registro del 1284.
In seguito fu sotto diversi feudatari: Pietro de Archis, Roberto di Alneto, Francesco Sangineto e Roberto Sanseverino, nella seconda metà del XIV secolo. Quest’ultimo, nel 1631, vendette per 520.000 ducati il feudo di Cassano alla famiglia patrizia genovese dei Serra, la quale la mantenne fino al 1806. Nello stesso anno fu occupata, prima, dai francesi del generale Campère e dopo dal Reyner. Nella seconda metà dell’ottocento anche Cassano fu aggregata al Regno d’Italia. Da allora il comune cassanese divenne autonomo, seguendo le vicende politiche ed i problemi di tutto il meridione fino ai giorni nostri.
Lo stemma del comune cassanese è il Liocorno: mostro leggendario dal corpo di cavallo, testa di cervo, zampe d’elefante, e in fronte un solo corno. Secondo i Greci, quest’ultimo aveva poteri straordinari e misteriosi.
Oggi il suo territorio si estende ad anfiteatro, dal levante a ponente. Lo scrittore inglese Kappel Craven nel 1812 lo definisce: simile alla lettera iniziale del proprio nome, capovolta con gli estremi in giù verso il mare, la pianura, le colline, il monte, i fiumi. Cassano è bagnata dai fiumi Coscile ed Eiano, che colorano questo lembo di terra attraente e mitica. Si racconta che il Coscile abbia avuto delle acque magiche che imbiondivano i capelli e rendevano feconde le donne che vi facevano il bagno. Oggi Cassano appare come uno scenario da presepio, in cui cielo, colli, boschi, rocce, abitato e persone sono stretti da vincoli naturali che li portano a maturare il desiderio di uno sviluppo economico e sociale che si contrappone al desiderio di mantenere al tempo stesso vive le antiche tradizioni ed i vecchi mestieri.
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